Con 92 milioni di tonnellate di residui industriali all’anno, solo della fast fashion, anche i sassi sanno che l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo, oltre ad essere responsabile del 10 % delle emissioni globali di carbonio, e dell’inquinamento del 20 % dell’acqua potabile.
Ricordo questo prima di dire che ho voglia di un vestito a fiori.

Sono una vecchia carampana, certamente nessun piano di seduzione in vista (il mio altrettanto vecchio marito non legge il blog e lo potrei confessare). Ma ho voglia di un vestito a fiori.
La Terra per ora è salva, perché non so nelle molto contaminanti sfilate, ma nei negozi vicino a casa mia non ce n’è traccia, e neanche nelle collezioni dei due o tre siti dove a volte compro online. Non sono di moda. Perché io non cerco i tendoni estivi con un tessuto a fiorellini minuscoli, pastello, ma un vestito, tipo chemisier, to’, e tipo vecchia tappezzeria, con fioroni colorati.
Comunque la letteratura è piena di vestiti importanti.
Vestiti da donna: certamente Virginia sapeva di cosa si parlasse, basta leggere The New Dress, Mabel Waring che si guarda allo specchio con il suo vestito sbagliato, ma parla anche il vestito verde da sirena di Clarissa in Mrs. Dalloway: lei appartiene al vestito, e il vestito, nel momento più tragico, parla per lei.

https://www.telegraph.co.uk/art/what-to-see/virginia-woolf-british-vogue-fashion-bloomsbury-dress
Il vestito nuovo dell’imperatore, una bellissima fiaba di Hans Christian Andersen, dalla quale dovremmo imparare tutti, e imparare adesso, racconta di come dei furfanti vendono al credulo, vanesio imperatore un vestito fatto di niente. Ma siccome lo presentano come prodotto da filo impalpabile, non solo ci casca l’imperatore, ma anche tutto il credulo popolo. Ci vuole la purezza di un bambino, che lo grida stupito, per scoprire che “L’imperatore è senza vestiti”.

Per tornare ai vestiti da donna, la controversa Alice Munro scrive nel 1946 The red dress, o come un vestitino rigido e scomodo rappresenta però il passaggio all’età adulta, l’entrata a un mondo che si aspetta un vestito rosso da te, ma al quale non si sa bene se si vuole appartenere, e come.
Poi c’è l’ abito fatto con le tende per Scarlett, in Via col vento di Margaret Mitchell. Lei risponde al suo impoverimento strappando le tende per vestirsi di sontuoso velluto, insieme vanitosa e determinata, perché sa che troverà qualche maniera di pagare le tasse dell’azienda di famiglia: in fondo, domani è un altro giorno.

Selznick International Pictures; Fred Parrish, photographer – https://everythinggonewiththewind.tumblr.com/
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