Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Han Kang

Sto leggendo La vegetariana. La prima riflessione che faccio è relativa alla polemica nata in Corea del Sud perché si è assegnato il Premio Nobel per la letteratura a Han Kang invece che all’anziano scrittore, pluricandidato, Ko Un.

Naturalmente conosco molto poco a Han Kang e non ho letto niente di Ko Un, ma una ragione ci deve essere.

Perché Han Kang è brava?

Sì, ma penso che per vincere il Premio Nobel dev’esserci qualche grado di globalizzazione nella scrittura, dev’essere una scrittura che, pur disponendo il Nobel di esperti in tutte le lingue che conoscono la grandezza dei candidati al massimo onore letterario, esiste una necessità, o forse non è una necessità ma uno stato delle cose, che sistema il Nobel per la letteratura in uno spazio di comprensibilità, di accettazione, in qualche modo di confronto con gli altri autori o autrici.

Forse non si dà il Premio a chi è il più bravo o la più brava, ma alla persona più leggibile, che meglio si può diffondere e capire. Alla fine, il Premio Nobel per la Letteratura non è un premio universale, mi sembra: nasce nella e dalla cultura cosiddetta occidentale e gli altri sono rapportati a questa.

Sarà un caso che gli Oscar per il cinema abbiano una categoria per il miglior film “straniero” o girato in una lingua che non è l’inglese. Ma lì chi vota è l’Accademia, persone alcune colte e cosmopolite, altre no. Il Premio Nobel della letteratura dovrebbe presentare un altro panorama sulla preparazione delle persone che scelgono. Comunque offre un’idea relativa al punto di partenza.

Chiariamoci: non ho voglia di leggere Ko Un: è stato detto che sia oggi difficilmente leggibile fuori dalla Corea, forse anche in Corea, e, quindi, credo che debba esistere un metalinguaggio fatto di altro che non sia la sola lingua in cui il libro è scritto a farlo, per quell’anno specifico, il migliore di tutti. È quel “di tutti” che mi lascia pensare…

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