Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Sui veli

All’Università Azad di Tererhan, Unitá di scienza e Ricerca, la studentessa Ahoo Daryaei si è spogliata: un gesto di protesta contro lo stretto codice di abbigliamento vigente in Iran o una manifestazione di disagio mentale? Anche se fosse “disturbo mentale”, spogliarsi, in quella situazione, avrebbe una valenza: il proverbiale paranoico delle barzellette si traveste da Napoleone, non da Pinco Pallino. Cioè, la forma dell’espressione del disagio dice qualcosa.

Adesso pare sia ricoverata in un ospedale psichiatrico e non vi dico la preoccupazione di tutti.

Ho avuto una studentessa di Psicologia all’Università che è entrata in convento. Poi ha continuato a studiare, ma mi dispiace moltissimo non aver saputo presentarle un’alternativa. Le ho detto che avrebbe potuto servire Dio anche fuori dal convento, e mi ha risposto che lo sapeva. Aveva un’espressione negli occhi che si vede solo in televisione; ci sarà chi dice vocazione, chiamata, e chi esaltazione. Solo uno, due anni dopo la salutavo nei corridoi dell’Università: vestiva già l’abito differente dell’ordinazione. Imbottita in quell’abbigliamento di colori smorti e tele grosse che le stava piccolo, dava l’idea di essere sporca, oltre alla trascuratezza (la manicure, i peli del viso, il peso diverso) che verrà, suppongo, associata alla modestia.

Sto sull’altra riva del fiume, capisco le amiche scioccate, vedo nel velo un simbolo di come una donna si accomoda in un posto subalterno, si assume e manifesta, velata, come cosa desiderata e non corpo desiderante (non posso che esprimere la mia opinione).

Il nostro corpo femminile è un campo di battaglia.

Il rituale, il simbolo è, pare a me, estetico, ha una ricchezza che attira, affascina: la ribellione di essere diversa, di ascoltare una chiamata, di essere compresa in un amore.

Capisco come velarsi, anche tapparsi dentro a un hijab, o un burqa, possa sentirsi come protezione, e perfino vezzoso, seducente; ma bisogna riconoscere che ci sono tante cose che una donna non può fare con il velo (o per il velo), e che non si vuole che faccia.

Vale per tutte le religioni, in questo mondo violento, tossico, pedofilo, assassino di donne, forse bisognerebbe rivedere i temi del sacrificio e della purificazione. O forse no, ma così viene in mente a me.

Frammento da: https://ilmanifesto.it/si-spoglia-nel-campus-cresce-la-paura-per-la-giovane-iraniana

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