C’era una volta uno scrittore centroamericano, premiato, di cui si raccontava che si svegliasse alle quattro del mattino per scrivere. E poi, lui diceva, scriveva due ore, dalle quattro alle sei, per poi andare a lavorare. Forse in quell’epoca lavorava da politico, ma può essere, penso, che a un uomo importante, politico, avvocato, giornalista, scrittore si imponga di cominciare a lavorare alle sette?
Avrà cominciato a lavorare alle sette, forse, una parte della sua vita. Ha un dottorato in Legge e scrive da sempre. Quello che credo io è che si tratti di uno di quegli uomini chissà ansiosi, o presi dalla loro attività, che vivono senza respirare e si svegliano alle quattro del mattino per conto loro, perché le cose che lievitano, nel loro petto più che in testa, li fanno svegliare, e non perché sono obbligati dal loro lavoro a ritagliarsi, con sacrificio, del tempo in un orario impossibile.
Non è altro che una mia idea, badate. Il signore è stato uno importante per la maggior parte della sua vita e scrive benissimo, non serve che lo dica io, la maggior parte delle volte.
Noi donne generalmente non siamo importanti. Qualche volta, non tutte, ma quando arrivano ad essere donne importanti qualcosa succede loro che le cambia. O sono donne importanti perché si erano già adattate meglio al patriarcato, vai a sapere. Poi, raccontiamo di minuzie, guarda Virginia, di come va a comprare i fiori per una cena. Inoltre spesso scriviamo, per esempio io, nel mio piccolissimo, con le mani umide.

È che scrivo dalle cinque alle sette del pomeriggio, dopo aver preparato tutto quello che mi servirà per la cena e, dopo aver spellato le melanzane mi lavo le mani, dopo aver impastato la pasta del pane mi lavo le mani, dopo aver servito la cena al gatto, dopo aver tagliato i cetriolini… Arrivo alla tastiera con le mani umide perché mi secca essere accurata cento volte.
Sono scelte, per carità. Però è diverso. Di questo sono sicura.
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