Letto l’abbiamo letto a suo tempo e in quest’epoca, vittime della brutalitá, della burocratizzazione di tutto, dell’ingiustizia giudiziaria e penale, dei litigi cruenti fra vicini, almeno io, non ho molta voglia di rileggerlo.
Ma dovrei. Dovremmo. Perché lui, di cui si commemora quest’anno il centenario della morte (avvenuta il 3 giugno 1924 a Klosterneuburg, in Austria), era un visionario, un uomo acuto e sofferente, implacabile nel puntare il dito verso una societá, violenta, ossessiva, malata, ingiusta..

L’ho presa da Wikipedia. Grazie.
Una delle persone che piú odio nella storia é il padre di Kafka, un uomo brutale, un sadico che si é accanito contro di lui da bambino e che conosciamo bene per la struggente Lettera al padre, un documento che, come in certi show televisivi, non fu mai consegnato.
Morto a quarant’anni di tubercolosi laringea, praticamente di fame perché con la laringe compromessa non poteva quasi inghiottire, l’unica cosa positiva é che non ha visto il culmine dell’ascesa del nazismo, né le sue tre sorelle morire in campi di sterminio.
Pazzo, gay, ossessivo, insonne, asessuale? Deleuze e Guattari, cioé non proprio critici qualsiasi, trovavano che la sua scrittura non fosse angosciosa e rinunciataria, ma portasse un messaggio deliberato e sovversivo.
Ricorderemo il 3 giugno questo scrittore, che ci é stato regalato da Max Brod, l’amico a cui Frank aveva lasciato detto che bruciasse tutta la sua produzione dopo la morte, perché non lo fece. In quel rogo ci sarebbero stati La Metamorfosi, Il castello, Il processo, America… Cioé, la nostra cultura e la nostra vita non sarebbero state le stesse: si pensi solamente all’aggettivo kafkiano, che descrive situazioni angosciose e paradossali insieme.

Le Cauchemar di J.H. Füssli al Musée Jacquemart-André, a Parigi.
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