La relazione del Giappone con il jazz classico mi è più evidente dopo aver letto il libro di Murakami con il pittore Makoto Wada Ritratti in jazz (Einaudi) che mi ha dato mio marito per rimediare un poco alla mia ignoranza sul tema.
Evidente sì, chiara no.
Murakami è tutto un soggetto. Se avete letto sulla sua relazione con la corsa, capirete quello che voglio dire. Sembra che prima di fare lo scrittore avesse un pub dedicato al jazz di nome Peter Cat, sicuramente una citazione che non andrò a cercare.
Come dice Paolo Conte, le donne non amano il jazz. Non è che io non lo ami, ma quello che provo è molto lontano da ciò che ascolto (leggo direbbero alcuni) in Murakami, che confessa come il suo corpo assapora i migliori pezzi dei migliori jazzisti e jazziste dell’epoca dorata. E, ovviamente, ci sono le illustrazioni di Makoto Wada, una per ogni artista.
In Murakami c’è proprio il suo corpo, la nostalgia o la felicità, ma anche la mise en scène, tipo per come entra Ella sul palco e si sente qualcuno accordare, dietro, mentre lei avanza nella penombra e si ascoltano i suoi fianchi ondeggiare. C’è anche qualcosa da bere che accompagna lo scrittore, nella notte, ma non è sakè, è bourbon on the rocks.

Se vi aspettate le ragioni critiche, tecniche sulla bravura o l’originalità degli artisti scelti, la crème de la crème del jazz classico, non le troverete, a volte non vi dirà neanche che strumento suona il o la musicista, e se non lo sapete già dovrete cercarne traccia nei dipinti di Wada o andare a studiare su di una piattaforma in rete. Nei testi troverete delle illuminazioni, le sensazioni di chi scrive, aggettivi, sapori.
Il concerto in Giappone di Keith Jarret, il Tokyo Jazz Festival, il numero rilevante di musicisti di jazz della scena attuale non sono un caso, ma parte di un fenomeno, un gusto sviluppati nel contesto della globalizzazione che ci avvicina all’altro non a partire dal jazz, ma di tutto un rituale immaginato, attraversato dalle culture.
Un poco come per me nel caso del rock della West Coast, non c’è jazz in Giappone (o dovunque) senza il film, senza il bar fumoso, senza whisky, il palcoscenico, il ricordo di Bird ciondolante, o senza vedere se stessi dentro a quella storia.
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