Ho finito da un po’ di giorni The Land in Winter di Andrew Miller, in italiano: La terra d’inverno, pubblicata nel 2025 da NNEditori.

L’impressione, nel senso proprio di un timbro che ti resta nella testa, o magari nell’anima, si fa più rarefatta con il passare dei giorni, ma è curioso che in questi giorni, scrivo fra gennaio e febbraio, ci sia un freddo intenso, più che in altri inverni e che il libro sia ambientato (altra espressione molto calzante in questo caso) durante la grande gelata dalla fine del 1963 all’inizio del 1963, nel Regno Unito.
Leggerlo, e ricordarlo, con le mani e i piedi gelati, mentre strofino le palme fra di loro per cercare di scaldarmele è davvero un’esperienza particolare, fa calare il testo dentro al corpo in un altro modo; l’ambiente rigido accompagna la storia e l’avvicina, tanto più che questa ha qualcosa di interiore, di sussurrato.
In realtà solo diciotto anni separano il 1963 dalla Seconda guerra mondiale, i protagonisti della storia l’hanno vissuta e uno di loro è stato anche protagonista dell’Olocausto: c’ è molto freddo, molta confusione nelle loro anime, qualcosa di violenza e di malessere, ma anche gioventù, vita, voglia di festa.
Il personaggio che ricordo con più tenerezza è quello di Rita, una delle due mogli protagoniste con i loro rispettivi mariti della storia. Credo che Rita sia la più bella e la più persa di tutti, e non posso dire qui se si ritroverà o no, anche perché la storia lo suggerisce ma s’interrompe prima di dirlo.

Oltre al freddo c’è anche la nebbia le strade e le case inghiottite nel vago, come i personaggi e quello che vivono, tentativo, non definito.
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