Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Dentro al mio computer c’è anche Fanon a Roma.

Che ne so, accedo se voglio sapere dov’è finita quell’amica che non vedo dalla quinta elementare, o se voglio ripassare come finisce il Purgatorio della Divina commedia, se voglio prenotare un albergo per le vacanze di Natale, comprare un biglietto della lotteria, giocare a poker con qualcuno che non conosco, imparare a memoria il Padre Nostro in portoghese o ascoltare l’esatta pronuncia di “grazie” in turco (Teşekkür ederim! Quella S con una specie di cedilla si pronuncia “sc”).

Poi se voglio sapere cosa mangiare in una crisi di mal di stomaco e dove vendere la collezione di monete che mi ha lasciato lo zio, nello stesso giorno, invece di andare qua e lá, posso dirigermi alla rete.

Fra le altre cose, se volete sapere quando, come e che cos’ha fatto Franz Fanon a Roma e non avete voglia di legggervi la corposa biografia di David Macey (oltre 600 pagine), potete chiedere a Wikipedia.

Fanon (1925-1961, come si nota ricorre quest’anno il centenario della sua nascita) fu uno psichiatra, psicologo sociale, filosofo francese della Martinica, membro del Fonte nazionale di Liberazione dell’Algeria,  combattente  per l’indipendenza africana da vari colonialismi, teorico postcoloniale (fenomenologo dell’alienazione postcoloniale dicono quelli che ne sanno).

Pelle nera e maschere bianche (Tropea; la pelle nera era la sua), che non gli hanno lasciato usare come tesi di laurea in medicina e ha pubblicato dopo, e  I dannati della terra (Einaudi) sono i suoi libri piú rilevanti, e la sua influenza nel dibattito teorico cresce con il tempo.

La biografia di Macey, intitolata con il suo nome, invece, non la trovo in italiano. Ma non è possibile, dev’esserci sicuramente.

Se vi viene voglia di leggerla, il racconto della guerra d’Algeria è per stomaci forti.

In una scuola della Martinica hanno dipinto il suo ritratto alle elementari.

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