Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

30/60

Cosa saranno questi numeri? 

Per me rappresentano un momento simbolico dell’essere donna, con tutte quelle cose assurde inchiodate nell’uso e nella cultura come se fossero normali: i tacchi, le calze, lo specchietto che i fabbricanti di automobili si ostinano ancora a piazzare al posto “dell’accompagnatrice”, il cui immaginario è preda di una signora degli anni 50, cotonata e con la gonna gonfia che controlla il mascara mentre il marito guida.

2025. E ancora, ancora, ancora quelle che vogliono l’uomo forte delle canzoni di Mina, reazioni alla richiesta di parità di genere assassinandoci tutte, per sostituirci con mogli sintetiche, bellissime, docili, sottomesse.

Il riferimento è al femminicidio, mentre quello letterario è a Ira Lewin, The Stepford Wives, anche un film con Nicole Kidman.

90-60-90? No. Siamo quelle che continuano a contare, sotto la doccia, aspettando che il balsamo faccia effetto, secondo la marca, 30 secondi, o 60.

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