I cattivi sono di moda.
Devono però essere maschi bianchi, villani, violenti ma invincibili. Sai che fiasco se qualcuno ti ferma: se tua madre ti da uno schiaffone in pubblico, se un giudice ti condanna, se un giornalista ti smaschera!
Dancing Bear (1983)nell’edizione originale si chiama in italiano La cattiva strada (Einaudi, 2008), lui è James Crumley: c’è l’investigatore finito, che lavora come guardia giurata, lungo la cattiva strada ci sono cadaveri e complotti, donne velenose, ma non sono questi i cattivi di cui dico.
Non sono quelli come William Seward Burroughs, pulp, ubriaconi, gay, falliti: quelli mi piacciono, anche se bestemmiano, come Bukowski, o ululano come Ginsberg. Non li idealizzo nemmeno: la sbronza o l’eroina non ne fanno degli eroi
Lo sfortunatissimo Oscar Wilde ci racconta di Dorian, capace di qualsiasi efferatezza pur di mantenere tersa la sua pelle: un narcisista maligno, manipolatore, sadico. Assassino. Ma poca roba: pugnalare il suo ritratto rivela qualche schifo, qualche ripulsa della sua vita passata. E diventa un vecchio, un vecchio solo, prima di morire.
No, i cattivi che dico io fanno impallidire e chieder scusa alla strega di Biancaneve. In Arancia Meccanica di Anthony Burgess Alex, castigato, si ripiega. Non è più un sociopatico trionfante, non è abbastanza solo, non è abbastanza arrogante; la riabilitazione lo ha cambiato. Non è diventato buono, no, ma certe cose ti allontanano dalla perfezione della crudeltà.
L’Innominato, Lord Voldemort, anche Vlad, conosciuto come conte Dracula hanno buoni piazzamenti.
Ma voterei per Holden, giudice, conosciuto in Blood Meridian (1985) di Corman McCarthy, crudele fra i più crudeli, cacciatori di scalpi e assassini dei loro compagni.
Si avvicina molto al cattivo di oggi, perché non muore mai, è capace di uccidere bambini e animali senza necessità, e anche perché sorride.

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