A quale stolta potrebbe venire in mente di scrivere qualcosa con questo titolo?
Ne hanno scritto milioni.

Last Night di Luanne Rice non è come The Last Night di May Kay Holmes, dove un tipo va al bar per festeggiare il suo compleanno, incontra una ragazza e… apriti cielo!
Last night, infatti, è solamente la notte scorsa, tema su cui si potrebbe aprire un intero capitolo: quanti poveri ragazzi conoscete infatti (in un libro) che non ricordano nulla della notte anteriore, solitamente a causa di una colossale sbronza, solitamente con una ragazza e dove solitamente ci scappa il morto e l’accusa di omicidio?
Il piú famoso di tutti: Ray Bradbury ha scritto un racconto breve, L’ultima notte del mondo, nel 1951, C’è una coppia, lui le chiede quasi come in un gioco cosa farebbe se sapesse che quella è l’ultima notte della sua vita. Le bambine giocano di là, sembra una notte come tante, familiare, pacifica. Ma lui ha avuto questo sogno profetico, come tutti d’altra parte, anche lei, e si aspetta la fine. La chiave del racconto è il peso di quella cognizione: saperlo.
James Salter è autore di una raccolta di racconti 2002 con questo titolo, dove ce n’è uno che si chiama pure lui L’ultima notte, drammatico, la storia di un traduttore che assiste la moglie malata.
Sia Emmanuel Bove che Jean-Marc Bonnel hanno scritto La dernière nuit, mentre Yasmina Khadra, algerino, è l’autore di La dernière nuit du Raïs (2014), ma é tutt’altra storia, parla dell’uscita di scena di Mouhammar Kahddafi.
La storia di Emmanuel Bove trascorre fra paranoia, crimini, un suicidio, e fu pubblicata nel 1945, lo stesso anno della sua morte.
Invece Jean-Marc Bonnel, nel 2008, racconta che, per trovare la pace, un anziano affida un manoscritto a un libraio di seconda mano, e lì ci sono segreti che non vi dico, nel caso che vogliate leggerlo.
Non vi dico gli italiani, la lista è lunghissima. Da L’ultima notte di Antonio Canova di Roberto De Biase a L’ultima notte dei fratelli Cervi, autore Dario Fertilio, o a L’ultima notte di Giuseppe Scaglione o di Furio Jesi (1987); quest’ultima, storia un po’ horror, apparentemente non piacque a Calvino.
Ma allora perché mi è venuto in mente di scrivere qualcosa con questo titolo? Perché è talmente suggestivo che non si può lasciarlo passare.

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