C’era la luna

Anche se la luna c’è molto poco, le mie compagne ed io ci siamo tutte.
Ci si trova una classe del ginnasio, un cammino dentro all’adolescenza e non posso analizzare il libro a causa della vicinanza estrema a personaggi, temi, esperienze di vita che mi ricordano troppo il mio vissuto.
Fa niente che la storia mi preceda di dieci anni buoni, fa niente che la sua città sia Roma e la mia una piccola città di provincia. Nella nostra classe, poi, non è morto nessuno in quell’epoca, ma basta aprire il libro perché l’odore penetrante del ciclostile e del liquido rosso per correggere gli errori di battitura mi vengano incontro (il famoso effetto Madeleine).
E giù una cascata di ricordi, ma chiamarli ricordi è riduttivo, perché sono momenti fatti di pietra liscia, dell’aria di quella volta, ancora più dura della pietra, e la colonna sonora di quella volta, il rumore del traffico di quella volta, quelle voci.
Per tutte queste ragioni, per trasportarmi in un altro momento della mia esistenza come se lei lo sapesse, leggere C’era la luna di Serena Dandini, preclude la possibilità di commentarlo.
Menzionerò solo che il finale mi è sembrato insieme brusco e atroce. Cala come una mannaia, senza sviluppo, con il suo sfondo straziante di verità storica. Così faró anch’io.

Crediti: https://fondazionefeltrinelli.it/pubblico/milano-piazza-fontana-pinelli-strage/
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