C’ è stato chi voleva guardare come John Malkovich e chi cantare come Biagio Antonacci. Perché non potrei io desiderare di scrivere come Mónica Ojeda e magari riuscirci?


Essere lei, no. Però potrei scrivere in quel modo. Delle stesse cose, no. È che mio padre è rimasto sempre, mio padre è stato una tradizionale roccia paterna. Quasi sempre, solo che le scarse volte che è caduto, è toccato a me fingere di essere una roccia, cosa che faccio abbastanza bene, ma questa è un’altra storia.

Insomma, la ragazzina abbandonata dal padre manca nel mio repertorio, non saprei riprodurla, però potrei adottare un altro vulcano, Stromboli, to’, (non ci sono mai stata, non fa niente, potrei riguardarmi il film, e cercare su Google la fauna e la flora pertinenti).

E poi via con la morte, il sangue, mangiarsi gli uccelli per rubarne il canto, chiamare il tuo cane Due, la musica, il vento pieno di voce, ballare tutta la notte fino a entrare in trance. Le droghe sono le stesse in tutto il mondo adesso, sintetiche, comprate, niente funghi come Carlos Castaneda.

Sembra che la stia prendendo in giro?
Non ne avrei ragione, tantopiù che alla nostra maniera non è successo niente: cambiare il mondo, ridurre un poco la colpa per ogni bambino morto, per ogni bambina mutilata, per la Terra che ansima con tutti addosso con i nostri piccolissimi pugnali, quasi come i Lillipuziani con Gulliver.
Alla nostra maniera, solo danni. Allora proviamo con la sua, con il sussurro del sangue, le voci, i piedi che battono per terra e tracciano un segnale.
Mi domando se si tratta di una maniera. Non ci hanno provato gli hippy?

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