Rileggo i Ritratti di Capote. Ho letto giá tutto, mi pare, e anche questa é una rilettura.
Lui, piccolo e rabbioso, spumeggiante, malevolo, ingrato o depresso. Lui delle feste epocali in bianco e nero, del pettegolezzo e amico delle star, morto da solo nella piú nera malinconia.

La tristezza gli va dietro come un cane di strada, anche quando dipinge con qualcosa che somiglia all’affetto, ma sempre malignamente, Marilyn.
Anche Brando é una caricatura ancor prima che Brando ne facese una di se stesso. E poi c’é il racconto della morte solitaria di Tennessee Williams, come se stesse raccontando giá della propria.
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