Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Caldo

Il caldo è una calamità maligna che invade tutto. Il caldo cade come un mantello di seta rossa regolabile e compatto, che avvolge i corpi, gli alberi, le cose, per iniettargli il veleno scuro della disperazione e la morte più lenta e certa. È un castigo senza appello e attenuanti, che sembra disposto a devastare l’universo visibile, anche se il suo vortice fatale dev’essere caduto sulla città eretica, sul quartiere condannato. È il martirio dei cani di strada, malati di rogna e di abbandono, che cercano un lago nel deserto; di quei vecchi che trascinano bastoni, più stanchi delle proprie gambe, mentre avanzano contro la canicola nella loro lotta giornaliera per la sussistenza; degli alberi una volta maestosi, ora piegati dalla furia del processo di crescita; delle polveri morte contro i marciapiedi, che sperano in una pioggia che non viene o in un vento indulgente, capaci di rovesciare  con la loro presenza quel destino immobile e trasformarli in fango o in nuvole abrasive o in tormente o in cataclismi. (Traduzione, approssimativa, mia).

https://espanol.epa.gov/la-energia-y-el-medioambiente/las-islas-de-calor

Leonardo Padura appena comincia il suo Mascaras mostra il caldo, facendocelo sentire e facendo sentire nello stesso modo il dolore di quando si è esclusi dal posto dell’infanzia: è cambiato, sei cambiata, non ti accoglierà mai più.

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