Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

L’Ulisse

Quando sono venuta qui mi sono portata dei libri in italiano. Più di 35 anni fa non si potevano comprare in Amazon, o per il Kindle, e se mia madre o mia sorella mi spedivano qualcosa con la tariffa postale più economica, il pacco poteva metterci anche sei mesi ad arrivare, o non arrivare mai.

Sembra che stia descrivendo le peripezie di prima dell’aereo di linea, con la gente che metteva nei bauli vestiti voluminosi e vaporosi, frac neri e papillon bianchi. Invece eravamo alle porte degli anni 90, c’ erano gli aerei di linea e viaggiava addirittura il Concorde, se avevi i soldi per comprare il biglietto.

Fra i libri che mi sono portata c’era l’Ulisse di Joyce, in italiano. Avevo già letto Guerra e pace, la Recherche, L’uomo senza qualità, per menzionarne alcuni, ragguardevole in ogni senso, un filino snob. Ma certamente L’Ulisse era il top della sofisticazione letteraria.

Leggevo già in inglese, ma l’Ulisse no, immaginate che c’era il grosso volume e poi un altro volume, più piccolo ma con la stessa copertina che doveva servire a decifrare il romanzo.

Beh: questo mese ho letto il primo volume di Scurati su Mussolini, la Settologia di Jon Fosse e The Night Watchman di Louise Erdrich, quest’ultimo in inglese, eppure quel doppio volume degli Oscar Mondadori che ha assorbito la polvere e l’umidità degli anni rimane lì a guardarmi: l’ossequio e la riverenza lo mantengono chiuso.

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