Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Kazuo Ishiguro, Il gigante sepolto

Mi è meridianamente chiaro perché a Ishiguro hanno dato il Nobel, anche con questo strano romanzo che hanno definito fantasy e che non dev’essere classificato fra i suoi migliori.

Non è fantasy, naturalmente. Per me è un avvicinamento antropologico alle popolazioni che vivevano in Britannia, grosso modo intorno al 540 d.C., dopo il ritiro dei Romani (410 circa) e l’invasione anglosassone.

L’avvicinamento è nostro a loro. Infatti, non solo riesco a vedere, perché mentre Ishiguro racconta io me li immagino, i loro villaggi, il loro pane e i loro vestiti, ma posso entrare nelle loro menti, dove convivevano un primo Dio cristiano (Agostino da Canterbury vi morì nel 604 d. C.), ma anche i giganti, gli orchi e i draghi.

Ci sono creature mitiche molto presenti e concrete per i personaggi del libro, tanto concrete da lasciare un segno determinante nelle loro vite e ci su chiede come avrebbero potuto farlo, se non sono mai esistite. Facile: interpretiamo il romanzo come se fosse Harry Potter, o un cartone animato.

Poi penso a tutti noi che non siamo nessuno (ma chi sarà “qualcuno” alla distanza?) e scriviamo in rete, a come rendiamo vivi le nostre fakes, i nostri mostri e, deliranti, gli soffiamo l’anima in bocca.

https://es.wikipedia.org/wiki/Drag%C3%B3n

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