I versi delle canzoni a volte si rivelano così, bam! E hanno la forza delle migliori poesie.
Eppure la musichetta che le accompagna è musica da canzoni, più simile a quella dei jingle della pubblicità, senza, per carità, mancare di rispetto a questa forma di arte minore, non è una sonata per pianoforte di Mozart.
Solo che Mozart non mi porta la felicità, non mi si aprono lo stomaco e il petto come quando canto a squarciagola. Un momento: sto parlando delle sonate per pianoforte, a volte semplici e ironiche, alcune di loro scritte per le fanciulle a cui dava lezione, dove sembra che il compositore sbuffi e piazzi qualche abbellimento mentre guarda il soffitto. Ma le opere, quelle sono un’altra cosa!
Come cambia il mio umore quando ascolto l’aria della Regina della Notte nel Flauto magico! E poi, quando strillo l’aria del tenore nel Don Giovanni, tutta fuori dalla mia tessitura, Dalla sua pace…, una potentissima canzone d’amore, o quando strapazzo Cherubino, che nelle Nozze di Figaro canta con voce femminile il suo amore per la Contessa: Voi che sapete: sempre, sempre mi succede qualcosa.

Non sopporto la gente che non sogna, canta Guccini in Cyrano: viene fuori così, un verso a lato, ma morde subito. E Losing your religion, così stralunata, può certamente mettere a posto una serata storta.

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