Ce ne sono due, fuori, che galleggiano da soli, nel vuoto. Non li posso accompagnare, non posso sapere quali sono i loro compagni di strada.
Ho un certo affetto per loro, anche se li sento ormai grandi e non hanno bisogno di me. O lo avrebbero.
Potrei rileggerli, limare, riscrivere alcune parti. Se non li avessi già resi indipendenti e staccati da me, potrei riprenderli in mano e riscriverli da capo a fondo; lo so che sarebbe la cosa migliore, ma non si può. Non si può perché sono già adulti così, con tutti i loro difetti, salti e personaggi che si potrebbero riprendere, migliorare, finali che potrebbero essere più esplosivi e d’effetto.

Dico “finali esplosivi” con un po’ di disprezzo, perché soprattutto il mio primo romanzo non ha un finale veramente esplosivo, come dovrebbe essere per catturare, sorprendere e piacere. Ma il mio primo romanzo è il primo di una serie. Dico “finali esplosivi” con il disprezzo della volpe che non raggiunge l’uva?

Ma mi fanno pena, fra le mani di gente competente e gente incompetente, che ha pregiudizi o distanze su certi aspetti dello scrivere, tematiche, stili. È un poco come vincere la lotteria, una scommessa al buio.
Intanto, molto soddisfatta, sto leggendo un libro, che non menzionerò ma che è distopico, ed è peggio del mio.
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