Oppure una sacca, una borsa, un borsone.
È una di quelle cose che noi donne portiamo in spalla per metterci dentro la casa, la vita, una bambina.
È Mary Poppins che tira fuori la lampada; è la seminatrice che porta i semi al lavoro dei campi, affonda la mano e sparge la manciata alla terra e al vento.
È anche dove diavolo ho messo le chiavi, dove si getta il telefonino, da dove escono ricevute e fatture stropicciate prima che vengano archiviate nell’apposita cartella, molto, molto dopo.
Sono le caramelle per la tosse, sono le sacche gemelle sulla spalliera della sedia mentre sei con una tua amica a berti una tazzina di caffè.
Sono i telai che avanzano mentre le donne cantano, e che saranno un giorno le borse vendute ai turisti, oggetti dell’orgoglio di aver guadagnato qualcosa.
Andando indietro nel tempo sono le foglie secche intrecciate, il filo di canapa, il cotone ritorto che sono diventate conchiglie, che attraversavano il petto degli uomini usciti per raccogliere ortaggi, piccoli animali, e poi anche per la caccia.
Sono le brattee di granturco che donne che non avevano niente usavano, appena finita la Seconda Guerra mondiale, per costruire sporte al telaio.
Sono le ventiquattrore che tornano di moda, piene di fogli e telefonini e tablet.
Lì ci metti le parole, lì ci abbiamo sempre messo le storie.



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