Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Sono pazzi questi scrittori!

Devo questa riflessione a Rosa Montero, che nel suo citato libro sulla bellezza di essere sana di mente (titolo a sua volta una citazione da Emily Dickinson), realizza una scrupolosa indagine presentando storie sulle dipendenze e i malesseri psichici di scrittori e scrittrici famosi.

Abbiamo sentito dire che certi poeti francesi (Tristan Corbière, Stéphane Mallarmé, Arthur Rimbaud, Paul Verlaine…) erano detti “maledetti” e associamo alcuni di loro a fumosi antri avvolti in nuvole d’oppio. Tutti sanno che Hemingway aveva i suoi problemi con l’alcol ed altre sostanze, e che fini la sua vita suicidandosi. Sappiamo anche che Scott Fitzgerald, nonché la moglie Zelda, ebbero i loro problemi con il bere e il male di vivere, conosciamo la triste storia di Virginia Wolf, suicida nel fiume sotto le bombe della Seconda Guerra. Togliersi la vita è la porta di uscita di molti scrittori, molti di più di quelli che ricordo qui e di più di quelli che menziona la stessa Montero.

https://es.wikipedia.org/wiki/Emily_Dickinson

Rosa Montero riflette su come le ossessioni, il male di vivere, l’assuefazione a sostanze varie e anche il suicidio abbiano un parallelo con il mestiere di scrivere e, dall’altro lato, presenta la scrittura come strumento di salvezza dalla follia e il male. Forse, secondo la scrittrice, l’alcol è capace di sciogliere, far partire l’immaginazione e far parlare l’incosciente, ma poi l’uso eccessivo di questi aiuti chimici ammala e fa tacere quella voce.

Una chiusa perfetta potrebbe essere la frase sarcastica che lei cita da Bukowski, che pare che chi scrive oggi abbia perso la bussola, che si scrive per la notorietà, e non perché si è al bordo della disperazione.

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