Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Buoni e cattivi

Dicono che la distinzione tra buoni e cattivi è manichea, semplicista, e che non ha senso.

Quelli che dicono così, li vedo come intellettuali sofisticati, che hanno appena ripassato l’Etica di Spinoza, o magari non hanno neanche bisogno di ripassarla. Perché Spinoza? Perché, come vedrete, il suo mondo può sembrare quello della scrittrice.

Infatti, come non pensare che una scrittrice che ha prodotto Il mondo della Foresta (The Word for World is Forest), Ursula K. Le Guin, sia stata una persona buona?

È sì capace di descrivere una crudeltà bestiale, e raffinata, e distruttiva, il desiderio di potere, la mancanza di speranza, ma sa anche inventare un mondo con una forte etica e profonda solidarietà, un mondo che è vincolo degli umanoidi con la loro terra, che, e purtroppo il nome del libro in italiano non lo raccoglie, si chiama Foresta.

Credo che solo una persona buona potesse aver avuto la capacità di contrapporre il male a quell’idea di mondo possibile. E se lei non era “buona”, allora il libro lo è.

E Baruch Spinoza? Non lo so, non ho mai letto una sua biografia per poter fare congetture. Lo vedo, concentrato, mentre lima e pulisce il vetro delle lenti durante la maggior parte della sua vita, e intanto pensa.  E lo so che dire “buoni” e “cattivi” non è sufficiente, però forse un malvagio avrebbe mandato a quel paese il lavoro di limare le lenti e non avrebbe costruito con amore e pazienza un mondo il cui nome è foresta, acqua, aria, tutto.

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