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Bello come il disegno di un gatto, delicato, immaginativo, disegna con le parole una serie di quadri che già furono fumetto, o manga per meglio dire, che si riuniscono a piccoli passi nell’epilogo.
Makoto Shinkai è lo sceneggiatore del manga, Naruki Nagakama il romanziere, Lei e il suo gatto mostra varie lei e uno o due lui che trascorrono lungo le stagioni. Tanto bianco, il bianco sporco della neve, i gatti più o meno bianchi e più o meno sporchi che assaporano le polpette, il riso degli umani o le scatolette di tonno prodotte per loro, fino ad arrivare ai petali bianchi del ciliegio.
In Italia è edito addirittura da Einaudi. Doppio miao.
Personalmente, ho pianto abbastanza leggendolo, non tanto per la morte, vista in maniera fiabesca, ma per il dolore e la solitudine, e ho trovato questo romanzo leggero ma con vari strati, e tutto sommato inutile. I gatti sono certamente umanizzati. O gli umani gattizzati?
In quest’epoca (il libro è del 2013) è necessario scrivere cose utili? O meglio, com’è possibile non farlo?
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