Lo dico solo perché è una bella parola: prosciugare. Sembra si sentire qualcuno che si stia sorbendo, veloce, degli spaghetti con molta salsa.

È una bella parola: mi riferisco al suono, perché il significato no, non è bello. Rimanda alla siccità, all’assenza d’acqua, di liquido, di vita.
Quando scrivi, prosciugarsi non è possibile. L’ho già detto: secondo me c’è sempre storia da raccontare.

Potresti essere stanca (o stanco. Ma mi riferisco a me stessa). C’è questa spossatezza che prosciuga, quello che ho letto sul giornale, la svogliatezza di vivere, di alzarsi la mattina. Conosco una persona che sta meglio, ma a cui cadono addosso i pensieri quando si alza la mattina, e deve usare una forza tremenda per aprire gli occhi e mettersi in moto; ma poi la vita va, rispondere al buongiorno, il lavoro, la routine (e qui non mi riferisco a me stessa, è proprio qualcun altro).
Oppure ti prosciughi per mancanza di attenzione. Forse ti concentri su di te, perdi l’interesse. Invece, a me sembra, è proprio la concentrazione sulle cose che succedono intorno a te quello che fertilizza la tua vita e anche la tua scrittura.

Ricordate solo quante volte abbiamo sentito dire di uno scrittore famoso ispirato da una notizia sul giornale, o Virginia, sempre la preziosa Virginia, che faceva parlare le scarpe che percorrevano il marciapiede, gli oggetti lasciati su di una scrivania?
https://es.wikipedia.org/wiki/Virginia_Woolf

Lascia un commento