Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Pregare

Ci sono tanti modi di pregare.

Pregare al cielo, lo facciamo anche noi che pensiamo che il cielo sia vuoto e che nessun signore con una lunga barba bianca, simile in questo a Babbo Natale, ci aspetti seduto su di una nuvola. Forse questa era un’immagine per farci capire, avvicinare, ma non è il mio modo.

In alcuni libri della mia amata fantascienza, c’è questo problema di comunicazione: l’extraterrestre non può mostrarsi com’è, l’umano morirebbe di paura o non “potrebbe” vederlo a causa dell’inadeguatezza degli organi e dell’organizzazione (occhi, sistema nervoso, encefalo, tatto… quelle robe lì insomma) di cui disponiamo per vedere, intendere.

A volte, gli esseri extraterrestri della letteratura o del cinema non possono parlarci perché quello che emettono per farlo non sarebbe percepito (la storia delle frequenze che il nostro udito non capta) o al contrario, essendo troppo intenso per noi, il sistema di comunicazione ci distruggerebbe. Ci farebbe saltare: bum!

Niente mi aspetta seduto su di una nuvola, ma io prego lo stesso, per questa umanità pazza, in frantumi, come l’infermiera seduta al capezzale di un paziente che non arriverà al mattino.

Fino a quando arriveremo? C’è là fuori un messaggio per noi? Se c’è, forse non possiamo capire.

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