
Per noi che non “crediamo”, o non crediamo al racconto di Dio che ci fanno gli uomini che maneggiano le religioni istituzionalizzate, Natale va bene lo stesso.
Ci mostra la faccia migliore degli umani, perché a Natale si è buoni; ci riporta alle infanzie e i mezzi di comunicazione che hanno sempre strombazzato una stretta relazione fra il Natale e l’infanzia. Anche se l’infanzia, come la mia, non è stata una stagione felice per tutti.
Ci fa ricordare i film, le immagini, le canzoni, tutto confezionato per il Natale e per farne la rappresentazione in cui si è trasformato.
Abbiamo nell’immaginario tante storie consolidate, prima quella di San Francesco che inventa il primo presepio vivente. Invece, non ci ricordiamo più, o stanno lì, sfocate nella memoria le scenate, i bronci, gli alterchi più o meno cruenti vissuti in questa stagione, che proprio perché insiste sull’amore e la pace, tutta zuccherina e panettone, favorisce l’emergere dei sentimenti normalmente contenuti, lo scontento, le solitudini.
Ma non perché lo so mi faccio scoraggiare! Allora, via ai festeggiamenti. Le delusioni verranno dopo, perché non c’è festa natalizia più bella di quella che ti mostrano nella pubblicità, e la tua non sarà mai uguale. Uno scontento diluito fino al 6 gennaio, e allora la frustrazione non sarà così acida, riguarderà qualcosa di 11 giorni prima. E allora, via, decoriamo, cuciniamo, compriamo i regali, sogniamo!

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