Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Il mondo com’é

Dovrebbero scrittori e scrittrici ostinarsi a fare il ritratto al mondo così com’è, o invece renderlo possibile, seminare speranza, indicare vie?

Forse potrebbero mostrare quello che sanno, quello che hanno imparato leggendo tanto, per poi poter scrivere. E cioè che le cose girano, che non c’è male che duri più di un giorno (certo, un giorno nei termini dell’Universo, non dei nostri di galline nel loro pollaio).

Ci sono anche quelli, e quelle, anche se più quelli che quelle, che decidono di affilare le unghie alle storie, stamparle angosciose e mortifere, piene di dolore, sangue, di incubi. Gli incubi… Gli incubi li trovi sul giornale: abbiamo bisogno di gonfiarli ancora? É lì che ti chiedi se l’umano ha ancora il bandolo della matassa.

Sappiamo che i bambini e i “folli” sanno vedere il corpo smembrato, gettato nello spazio, un orrore di sangue e di polmoni privi di aria, un’immagine da incubo: ed è proprio lì che lo troviamo poi. Così ha immaginato Jacques Lacan. la maggioranza di noi passa la vita cercando di ricomporre quel corpo, di capirlo, di appropriarsene così come gli è stato detto che il corpo doveva essere. Ma il reale adesso è solo storia sbattuta sui social. Il corpo frantumato è lì che ti aspetta. Devi solo sognarlo, e credimi, non sarà divertente.

E per non fare quello che recrimino a chi scrive orrori, ridondanti nell’orrore intorno, vi dirò che c’è la sabbia sotto i piedi, e l’aroma dei fiori secchi appesi a testa in giù, il sapore del panettone nel caffellatte. Il classico raggio di sole che ti scalda quando non dovrebbe, perché ti arriva quando ha già segato mezzo ghiacciaio nell’Himalaya. Ma è sempre un raggio di sole.

https://pixabay.com/es/images/search/rayo%20de%20luz%20en%20invierno/

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