Ci sono momenti, sí, per me, morbosi e contorti, e ce ne sono in tanti grandi libri.
Non lo so perché mi ha fatto effetto la sua fotografia, l’espressione con le labbra serrate, gli occhi come due fessure. Non dovrebbe essere cosí: cosa mporta chi é l’autrice? Cosa importa se la sua traduttrice, intervistata perché la timida scrittrice non dava interviste subito dopo il Nobel, dice che é profonda, contorta e parla con una voce che é quasi un sussurro? Non dovrebbe importare niente. Forse é razzismo da parte mia.
Eppure cerco di entrare nella storia, non di una vegetariana, ma di una donna anoressica e la storia mi ammala (come succede con altri grandi libri) e mi butta fuori.

O forse non é vero che mi butta fuori.
Lascia un commento