Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Autunni

Signori e signore,

e anche chi non è né l’uno né le altre

non vi venderò l’autunno come un’estate;

non lo è

anche quando chiameresti un giorno di sole, e il nostro globo impazzito

dalla plastica

un ritorno.

Prendete infatti quello che c’è

accoccolarsi via dalla pioggia sul divano

imbottirsi di velenosa televisione

di mostruose reti sociali,

soprattutto tacere,

tacere con la bocca

anche se digiti empietà.

L’autunno è frizzante,

il freddo o il caldo ti colpiscono

accidentali;

non dovrebbero essere,

non ti difendi.

Gli scarsi fanghi macchiano il cemento,

i cordoli del Comune,

la rampa,

gli zerbini.

Poi, in inverno,

qualcosa spingerà

sotto la terra,

bollirà in te, impaziente

(la microplastica che scorre nel nostro sangue

o il tempo sferzante che s’arrabbia con le viole nel nostro

pensiero).

Ma c’è tempo.

Il tempo che si è perso nella televisione,

che puoi comprare di giorno e di notte,

sparita la ghiaia,

tu lo tieni nella memoria

e nel calendario.

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