I dieci libri. I 50 libri. I 100 libri.

L’attuale mania di classificare mi fa venire un gran nervoso. Perché si concepisce tutto in termini di migliore e di competizione. “Competitivo” per me era un qualificativo sfavorevole, come dire “mi puzzano i piedi”. Adesso è positivo: se sei cosí vuol dire che ti butti a corpo morto nell’agone, con un chilo di “motivazione”, una buona presa di aggressività e un pizzico di narcisismo.

Ma dai, i libri non sono così! I libri ti parlano o non lo fanno, ti accompagnano o sbuffi e guardi quante pagine mancano; ti fa felice pensare che arrivi a casa, o vai a letto e hai ancora alcune pagine da finire. Ci sono libri memorabili perché li hai letti insieme a qualcuno, o ti sei accorta che parlavano di te, o ti hanno fatto ridere a squarciagola, o il contrario. O tutt’e due. Libri che quando sono finiti è stato come se un amico fosse partito per un altro Paese. Oppure libri di cui hai ammirato la struttura, la forma, il contenuto, tutto, eppure ti sono rimasti lontani.
Ci sono libri che hai riletto. Nel mio caso molto pochi; di solito non rileggo. A parte delle pietre miliari per cui le dita di una mano sono molte. E succede che, quando li rileggi, i libri sono cambiati, perché non ti piacciono più, o ti innamori di nuovo, perdutamente.

E come si fa a fare una classifica?
https://www.provincia.bz.it/catalogo-beniculturali/it/ricerca.asp?kks_priref=350000007
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