Rosa Montero, come il mondo sa, ha scritto molto e una gran gamma di libri. In questo caso, vorrei evidenziare qualcosa che ha scritto bene, forse benissimo: La buena suerte.
Potrebbe sembrare, come in una commedia di Molière, una danza di errori, segreti e scatole cinesi, ma ciò che mi colpisce di più è la comunità condominiale alla Pennac, che resiste tenacemente al mondo esterno. In Pennac, anche se le disgrazie sembrano derivare soprattutto da fattori esterni, qui il mondo di fuori appare opprimente (come se fosse un riflesso eccessivo), eppure i personaggi, nel loro isolamento, sembrano perdere la capacità di supportarsi reciprocamente, generando un senso di angoscia e desolazione.

Resti attaccata a un libro perché ha una buona trama, con segreti e sorprese, sì, ma perché ti fa su dei personaggi credibili, a cui ti affezioni. Ruminano il loro linguaggio interiore, che gli altri complementano, così ti sembra di vederli da dentro, e sai che soffrono e amano; li ami anche tu, e i veramente cattivi si lasciano disprezzare liberamente.
Così ti mandi giù il libro veloce. Per me, è un libro molto amaro, anche se Raluca, l’eroina, è bella, danneggiata, sfortunata e piena di energia nonostante tutto: ecco, voglio dire che il libro tradisce il suo titolo e, soprattutto, la sua eroina.
Se vuoi scrivere, è un testo magistrale per la costruzione dei personaggi. Puoi comprare di Rosa Montero anche un manuale di scrittura creativa.
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