Ho una serie di dolenze fisiche, adesso che sto invecchiando a volte non mi sento più io, la mente, il corpo. A tratti si vuole affacciare la vecchia depressione. La affronto.

L’dea non è quella di lamentarmi, ma di raccontare una storia specifica. Tra l’altro, ho una condizione di cui la medicina non sa molto; non la nominerò, ma non è una gran cosa. Può essere un bel fastidio in momenti specifici, interferire nella vita quotidiana, ma ho imparato ad amministrarla. Potrebbe anche essere sintomo di mali più grossi, ma sono tanti anni che ci convivo che se avesse dovuto degenerare, l’avrebbe già fatto, penso.

Quando la cosa si è manifestata, sono stata dallo specialista: Una serie di esami, un tentativo di medicalizzazione, come fanno quasi tutti i medici, cioè trattare un sintomo esclusivamente dal punto di vista della medicina, leggendo i risultati degli esami, facendo un’intervista sintomatologica, medicando. Molte volte è tutto quello che abbiamo e dobbiamo assoggettarci a questo approccio, o lo abbracciamo. Nel mio caso, potevo andare via da quell’ambulatorio, e così ho fatto, quindici anni fa.
Cosa faccio quando il malessere, o il sintomo, è più fastidioso? Mi dico: – Io sono così. Questa è una mia particolarità, questa cosa mi accompagna. Questa è la mia vita e la mia condizione. Non è niente che venga da fuori, né da combattere: è mio.
A me è servito, e ve lo regalo.
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