Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Rampante martedí

Ci sono giorni buoni, in cui salirei anch’io su di un albero: persone che amo questionano il mio scrivere, snobbano il mio blog; accantonano o criticano le pagine che mando loro.

Mi duole? Sì. Dopo si stempera, poco alla volta, con il tempo. Intacca il mio impulso? Inspiegabilmente no, neanche in parte.

Non sono sicura del perché Manuel non legge quello che gli mando alla mail. Forse è invidioso, forse competitivo: conta con un po’ di fratelli e sorelle e fra loro, sebbene ci sia stato e ci sia, sono convinta, amore, mi sposterei in fretta se qualcuno buttasse un biscotto in mezzo al loro gruppo. Ti insegnano a vivere in questo modo, a sopravvivere, e c’è poco da fare.

Rispetto ad altre persone, non lo so… Non farei mai una critica a un’amica che mi manda qualcosa di suo da leggere. Pensandoci, può essere che l’abbia fatto, in passato. O, chissà, lo farei, ma con estrema circospezione, e diplomazia. O magari sarei una stronza, come quasi tutti.

Mi ricordo di quando un signore sconosciuto, tornando in albergo dalla spiaggia, avrò avuto cinque anni, si accostò a noi per fare un’osservazione sulla mia proprietà di linguaggio, per essere così piccola. Non avevo mai visto prima quell’uomo e non credo di averlo rivisto dopo, ma ricordo ancora quei pochi secondi, la faccia stupita di mio padre, orgogliosa, credo.

Poi, la mia vita è stata costellata da continui commenti positivi relativi al linguaggio e allo scrivere: a scuola, ma non solo a scuola. E ancora dopo, la mia lingua l’ho rotta, trasferendomi a vivere in un altro Paese, e non so se abbia potuto salvarla, come dice Canetti. Ma sono sicura che qualcosa mi sia successo; in maniera paragonabile, il mondo si è globalizzato, allontanandosi dallo specifico, confondendosi con il tutto e poi rituffandosi nell’assolutamente locale.

Motivi validi per salire sull’albero.

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