Scriverò di pioggia. Scriverò ancora di pioggia
Morirò nell’odore della muffa e l’odore dell’acqua, che insegue senza pietà quelli che pensano che non abbia odore.
Sia le tende d’acqua, sia gli spruzzi furiosi di un mare che ha cambiato posto con il cielo, sia i rivoli sciocchi o le gocce torbide, ho conosciuto tutte le sue forme appicciacaticce, tutta la sua capacità di restarti addosso cambiando solo la sua temperatura, infilandosi nei pori e nelle pieghe della pelle e ho odiato la sincronizzazione delle piante con il suo fluire.

Le piante la mangiano avidamente, anche quando è troppa. Solo le piante con le spine repellono il gonfiore, camaleontiche, e indossano verdi grigiastri, spenti.

E poi sarà il suo contrario, nella stagione secca, fino a che la gola riarsa, gli occhi screpolati ti chiederanno ancora acqua. Ma non vorrà ancora acqua, in ogni caso, chi ha visto un ruscello dal giardino, fluire allegro per la cucina e saltare, ugualmente gioioso lo scalino della sala, ed è corsa ad aprire la porta principale perché esca, come se fosse viva.
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