Irritante. Fastidioso. Ma anche pericoloso.
Per di piú, l’avevo giá letto anni fa e mi è tornato sottomano.
Se n’è parlato molto: coppia perfetta, o meglio tipica, con lui sempre arrabbiato, due bambini, lei ha un’amante, vuole divorziare. Lo dice al marito durante una telefonata. Allora lui cambia, si trova un santone, glielo introduce in casa, comincia a comportarsi da buono buonista, bla bla bla.

Il testo è in io, chi parla è lei, ma, non so, si sente che scrive un uomo. Il pranzo con il fratello? Chi di noi parlerebbe cosí, di questi temi, a un fratello minore?
Poi l’ingresso a casa del santone che cura, le obiezioni su cambi nello stile di vita tipo: abbiamo troppi PC, regaliamo a un rifugio di donne maltrattate quello che abbiamo regalato a Natale a nostro figlio. Secondo me non convince, neanche se lo prendi, è ovvio, come scrittura sarcastica, graffiante.
Potrebbe graffiare lo stesso autore, sua moglie, noi che lo leggiamo.
Come diventare buoni è scritto per mettere in ridicolo le idee di noi che, con mille contraddizioni, ma con razionalitá, e sentimento, cerchiamo di fare argine al dilagare dell’autoritarismo, della violenza, del patriarcato, del neoliberalismo.
Lo scrisse tanti anni fa (2001), peró, guardando anche il mondo in cui siamo, questo libro è scritto per far male.
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