Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Se il sole muore…

…diceva Bradbury alla Fallaci.

Ray Bradbury raccontava a Oriana Fallaci della paura degli esseri umani, che fanno figli per replicare se stessi e rimanere (e fanno libri, forse, per la stessa ragione).

Cosa succederá al Sole? E alla Terra, mal illuminata da una stella rossa gigante?

Credit: NASA’s Goddard Space Flight Center/Chris Smith (KBRwyle)

Vengono i brividi solo a guardarle, no? Prima di tutto, con il cambio climatico, i caschi polari si saranno sciolti e il nostro sará un mondo d’acqua, come nel ritratto che ne fanno certi film fantascientifici. Questo, in un milione d’anni. Ma in cinque miliardi di anni il nostro Sole si sará trasformato in una gigante rossa, e per la Terra non sono buone notizie.

Questo se non ci saranno stati altri accidenti con il campo magnetico della Terra, il raffreddamento del NIFE, l’inversione della rotazione del pianeta, la pioggia meteoriti, la cottura con le radiazioni, e tutte le cose di cui sentiamo parlare dagli astronomi.

1 milione di anni, 5 miliardi di anni sono moltissimi, incontabili, ma il mio DNA potrebbe essere ancora in giro, frammenti di quello che ho detto, o scritto, in qualche superserver, in un supercomputer che mantenga il ricordo della razza umana.

Dove potremo nascondere allora dalla distruzione totale Einsten, Freud, Dante, Mozart, Van Gogh? Perché ci affanniamo a fare se prima, o molto poi, la Terra sará completamente distrutta? Dove rimarrá la nostra traccia?

Per Bradbury, l’idea era quella di colonizzare Marte, lanciarci verso lo spazio per rimanere. Un problema, perché é lo stesso sole che illumina anche Marte.

Ma cercare le pieghe del tempo potrebbe essere un’idea. Studiare per capire lo spaziotempo, e nasconderci lí.

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