Janet Malcolm scrive nel 1990 un libro sull’etica giornalistica. Il tema é Jeffrey McDonald, che era stato accusato, e poi condannato, di aver ucciso sua moglie incinta e le sue due figlie. Nel 1984 McDonald denuncia il giornalista con cui aveva accordato una serie di interviste e instaurato una corrispondenza per la stesura di un libro sulla sua storia giudiziaria. Il presunto assassino, condannato, incolpa lo scrittore di averlo ingannato, facendogli credere di essere suo amico e producendo poi un libro, Fatal vision, colpevolista.

La cosa strana é che sto vedendo su di una piattaforma una miniserie che nel fondo ha una domanda simile, sull’etica. Nel racconto c’é una giornalista, ma anche una donna sola, protettrice delle donne piú deboli, che diventa, per la sua intransigenza, nella serie, la “cattiva”, forse piú di o paragonabile a un asassino. Non menzioneró la serie. Devo pensarci ancora un po’.
Trovo i due prodotti molto disturbanti per me. la vita é dura; lo scenario del mondo di fuori é inquietante, per le guerre, l’inquinamentom, il riscaldamento globale, e chi piú ne ha piú ne metta. Per me personalmente é un momento delicato.
Dev’esserci la possibilitá che qualche volta la letteratura e anche i prodotti audiovisuali sinao intrattenimento puro? Oppure, se abbordano una domanda sull’etica, sará possibile che non manipolino le strade per una risposta in maniera confusa e buia? Perché, secondo me, lo fanno.
Lascia un commento