Ecco uno di quei titoli che non sono originali. Qualcun altro deve averlo scelto per parlare di lei, Willa Cather, e del suo primo successo, My Antonia.

Ecco, ho controllato nella rete e infatti, ci sono pure le magliette allusive.
Sul libro, penso che la parte sulla campagna crudele, assassina, quasi impossibile da domare da parte dei fattori europei sia meno feroce della storia sul trasferimento nella cittadina di fine ottocento, nel Midwest, pettegola, invidiosa, feralmente noiosa.

Quello che mi ha raffreddata mentre leggevo avidamente My Antonia, del 1918, é il ritratto del pianista afroamericano. Il romanzo deve molto alla musica, alla danza, alla musica afroamericana, specialmente la storia di un uomo giovane, cieco, geniale alla tastiera, che fu di fatto un personaggio storico: Blind Tom Wiggins, il primo pianista nero a suonare alla Casa Bianca.
É una storia triste di un ragazzino con un enorme talento, nato in schiavitú, che comincia molto presto a esibirsi come pianista sotto la tutela di un agente e gestito dal suo padrone. La schiavitú fu abolita nel 1862, come si sa, dopo la vittoria del Nord nella Guerra di Secessione, quando Tom aveva 13 anni.
Willa Cather scrisse di lui anche come giornalista, per il Nebraska State Journal (anche Mark Twain lo aveva recensito, in vita fu molto famoso). Il suo essere un prodigio aveva relazione con un disagio mentale, forse autismo, e nel romanzo My Antonia, Cather ne parla come di una persona di una brutezza repellente, la cui condizione mentale suscita forti emozioni di repulsa, ma anche di attrazione.
Ci restano diverse foto del pianista in altrettanti periodi della sua vita (purtroppo nessuna registrazione; solo composizioni musicali per iscritto). Ho guardate ñle immagini e no, Tom non mi sembra una bellezza, ma mi pare non si possa dire che fosse un uomo ripugnante. Mi ha colpito come lo si definisca un mulatto e la sua pelle é insistentemente descritta come “gialla” (yellow). É sottinteso nel testo, ma non sviluppato, il tema della sua nascita, essendo “mulatto”, da una madre di origine africana, schiava, e qualcuno che non era né afroamericano, né schiavo.
Quello che non riesco a non trovare ripugnante, invece, nonostante capisca che il libro sia vecchio di cent’anni e piú, é il trattamento del tema della disabilitá, cosí come quello dell’etnicitá. Willa é un’enorme scrittrice, e per me questo tema é un peso sul cuore.

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