Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Io sono un gatto

E’ stato faticoso ed entusiasmante. Gli occhi del Gatto senza nome si perdevano e tornavano gli occhi di Sōseki.

Guardavo e riguardavo la data di pubblicazione: 1905, in un determinato posto del mondo si poteva ascolatare il vagito di mio nonno; in un altro posto del mondo, cosí attuale, forse rinfrescato dalla traduzione, si raccontava di un gatto filosofo, non adatto a cacciare i topi ma a riflettere sulle regole della buona creanza, e poi l’amore, l’amicizia, il successo, le cose del mondo.

Fra le mie impressioni piú vivide, la storia di Kangetsu. Quando era studente volveva disperatamente comprarsi un violino, peró afferma che, essendo situato il suo collegio in un piccolo paese, l’acquisto di un violino sarebbe stato pericoloso per lui, che sarebbe stato bullizzato, magari anche ucciso da una turba di bulli della sua scuola. Per ragioni anti colonialiste? No, per una postura maschilista e omofobica.

Mi hanno incuriosito anche le relazioni con l’Occidente, piú di cent’anni fa: Il Regno Unito, la Germania e la Francia ricorrono, cosí come scrittori, filosofi, persone famose; l’Italia appare a partire dall’Opera lirica. Anche la Spagna eil Belgio, brevemente. Anche le relazioni con la Cina, con la sua cultura, la letteratura, il pensiero. Avrei pensato a una maggiore distanza.

E il gatto sparisce dietro a queste storie, nella biografia dell’autore che emerge.

Lui é Chet, e dorme.

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