Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Donne in bianco e italiani

La donna in bianco di Wilkie Collins é un’altro dei romanzi non piú gotici, perché scritto nel 1860, ma sí tetro e misterioso. C’é quel prurito, presente nel contemporaneo Dickens e potremmo parlare di quello che da lí si eredita nella contemporaneitá, relativo a far star male per circa 500 pagine i protagonisti del libro.

Ci dev’essere un meccanismo psicologico per cui il povero lettore gode mentre soffre con il o la vessata dall’autore.

Oggi peró volevo sottolineare la presenza del personaggio italiano nella letteratura inglese, usando questo libro come pietra di paragone.

In La donna in bianco, il conte Fosco é nobile ma fosco fin dal cognome. Sottolineo che é nobile perché nella letteratura della metá del secolo XIX é ben chiaro il sistema di caste presente nel Regno Unito, che suppongo avrá un impatto sulla realtá sociale dell’attualitá e di cui noi italiani non ci rendiamo ben conto. Le nostre caste non passano infatti dalla nobiltá e la nostra relazione con la Casa Reale é un’altra.

Anche in Agatha Christie, per esempio, gli italiani sono abbastanza oscuri, molto piú frequentemente uomini che donne, e dipinti in una maniera stereotipata e sfavorevole. O che dire dell’Italia di D.H. Lawrence?

Potremmo parlarne…

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