
Questa é la mia estate in gennaio, con i cieli azzurri e il vento freddo dal Nord che comunque quando c’é il sole non riesce a far abbassare tanto la temperatura.
Come ho detto, il clima é cambiato e non ci sono piú quelle estati tropicali dell’altopiano perfettamente azzurre e fresche. Adesso ci sono giorni nuvolosi, solo un poco, oppure molto, e nel pomeriggio puó cadere una pioggerellina fastidiosa.
Il clima si intromette nella scrittura. Come sottolinea per esempio Charlotte Brontë nel suo Jane Eyre, il clima puó essere usato come una cornice, o anche come contrappunto dei sentimenti della protagonista, o perfino servire da presagio.
Come essere tristi con un cielo come quello di oggi, qui, perfettamente sereno? Il sole é come se ti aprisse la porta e tu sei fuori, nello spazio, e lo spazio é tuo, puoi riempirlo, conquistarlo, governarlo. Cosa che non puó succedere in un sole estivo italiano, forse anche quello azzurro, ma dove la densitá dell’aria, il caldo formano una cappa intorno a te che non ti permette di alzare gli occhi. Quando il sole scende, nell’ora prima del tramonto, allora sí che la grossa tenda si apre e puoi alzare la testa. Allora il cielo é tuo, ma devi fare i conti con la grande nostalgia della luce, che ti sta abbandonando. Solo una cena all’aria aperta ti puó far guardare con speranza il blú della notte e le stelle. Non é necessario un ristorante caro, magari va bene anche sul balcone, o con la finestra spalancata, ma dev’esserci la tua gente.

E cosa si legge in un’estate tropicale, fresca e breve? Racconti, perché sto cercando di scrivere dei raccconti. Racconti che si possono benissimo leggere anche in un freddo inizio d’inverno in Italia.
Per esempio Henry James, the Middle Years, che si apre con un giorno d’aprile, tiepido e soleggiato, peró non fatevi ingannare da questa dolcezza d’apertura. E’ la storia di uno scrittore pubblicato, alla fine della sua vita, ma insoddisfatto della sua opera. Non vi anticiperó la fine.

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