Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Il clima é cambiato

Qui al tropico, soprattutto a 1200 metri d’altitudine dove vivo, dovrebbe essere un Natale asciutto e fresco, perfino freddo per le nostre case aperte, senza riscaldamento, e per i nostri abiti di cotone. Invece fa caldo. E’ un caldo non eccessivo, ma umido, appiccicoso. Soffoca pensare che se adesso, nei mesi che supponiamo freschi e asciutti, pioviggina e fa caldo, sará cosí, o peggio, per mesi e mesi nel nuovo anno.

“Pare di stare urlando da dietro un grosso vetro”. Tu gridi, gridi e la gente vede solo i movimenti delle tue labbra. Lo dice James Hansen, un fisico e climatologo statunitense, che si occupa del cambio climatico e insegna all’Universitá di Columbia. E’ vero, e questo é solo uno degli urli dentro alla mia testa in questo momento, e l’impressione é proprio di essere l’unica a gridare. Non che io sia chissá chi, per caritá, ci sono fior fiore di scienziati e di attiviste piú qualificati, impegnati di me, ma si ha la sensazione, almeno io ce l’ho, che siamo soggetti che sentono, e soffrono, individualmente.

Il cambio climatico, le guerre, la pandemia e tutti quegli strani virus che l’hanno preceduta e seguita, le migrazioni di massa, tutti questi fenomeni del nostro tempo succedono sopra le nostre teste, nella posata indifferenza dei negazionisti, nell’ottusitá dei politici, nel disagio mentale che cresce e si configura in narcisismo e, di nuovo, individualismo.

Un libro? Ce ne sono tanti. Ovviamente scrivere non basta, leggere non basta, ma, visto che non sembrano esserci soluzioni in vista, dovremo accontentarci di mantenerci svegli, sveglie e funzionanti.

Di Robert Macfarlane in italiano c’ é, per esempio, Luoghi selvaggi, pubblicato da Einaudi. Lui c’é andato. Solo, il piú delle volte. Nel caso vogliate accompagnarlo.

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