Scrivendo

É piú facile scrivere che vivere

Stagioni per scrivere

Vorrei parlare di cosa suggeriscono le stagioni alla scrittura.

Con l’inverno penso a un castello isolato, a una baita di legno, a un fuoco acceso in un caminetto o in una stufa nera di metallo. E la storia sarebbe quella di una donna che non c’ é piú: se n’ é andata, forse, o é morta. Se fosse morta questo potrebbe esssere un giallo, in cui appaiono nella neve, uno ad uno, i protagonisti e possibili assassini. Vicino al castello, o alla baita, dev’esserci per forza una serra, luogo presunto ell’omicidio. O chissá la donna é semplicemente (si fa per dire) scomparsa, magari tornerá, unadi queste primavere.

La primavera, appunto. Azzurra ma freddina, di quelle che ti aspetteresti che fossero piú calde guardandole dalla finestra. Ma dev’essere necessariamente azzurra, serena, non di quelle primavere uggiose, con la pioggerellina. Fiori, tanti fiori nella storia. La protagonista dovrebbe essere una fiorista. La primavera non mi sembra una grande stagione per i fioristi: San Valentino é passato, non ci sono Natale né Capodanno e a Pasqua qualcuno manda le Stelle di Natale, ma non é gran cosa. Restano i compleanni. Una storia con dei fiori da recapitare per il compleanno di qualcuno potrebbe essere molto interessante. Romantica. La fiorista che si é trasferita lí da sola, tutta la sua storia, le sue difficoltá economiche. In una storia romantica c’ é una migliore amica, bruttina di solito. Insomma, lo capiscono tutti, alla fine i fiori comprati dall’Adone sono per lei.

Bé, l’estate dev’essere necessariamente potenziata da una scenografia tropicale. L’estate loro non é necessariamente l’estate nostra, ai tropici in giugno e luglio puó piovere a catinelle, almeno parte della giornata. Immagino un bel tifone annunciato dalla radio (magari non é la nostra epoca), in mezzo a giornate di sole perfetto, che sorprende i turisti ignari e li costringe all’umiditá e alle lunghe conversazioni in camera. Magari affrontano cosí la crisi di coppia che si voleva risolvere con una vacanza di lusso. Non tanto tragico come la Nevi del Kilimangiaro, o magari sí, se volete. ma l’estate offre cieli infiniti, ispirazioni anche loro illimitate: tipiche sono le storie d’infanzia, d’amicizia, i giochi, gli innamoramenti. I romanzi di formazione partono in vacanza e si consolidano in autunno, o il contrario. Non vedrei bene situare in estate a un’anziana che aspetta il figlio che é partito (in guerra, come gionalista?).

Lascio per ultimo l’autunno, perché sto scrivendo in autunno. Lo vedrei bene in cittá, da cui si puó partire con mille pretesti per andare a fotografare il foliage. Sai che gite complicate, con gente che si perde o che si ritrova! Inoltre qui la signora anziana ci sta bene, cosí si possono esplorare i ricordi o, al contrario, filosofeggiare sul futuro. Ada Harris, del mio amato Paul Gallico, é una domestica che va a Parigi a comprarsi un abito d’alta sartoria in epoche prive di sovraffollamento nel settore delle firme di moda.

Ma di libri dedicati all’ultima etá della vita ce n’é parecchi, anche se il cinema non accoglie volentieri, né con la stessa frequenza di storie piú giovani, la messa in scena di un libro su questo gruppo umano. L’amore, o peggio ancora il sesso fra persone anziane, non vende tanto e invece continua a scandalizzare abbastanza. Non oso neanche pensare se una persona della coppia é vecchia e l’altra é giovane. Non sono tempi in cui si consigli di rifare Lolita. Per certi versi, per fortuna é cosí, é stata giá scritta una volta, portata al cinema diverse volte. Una donna anziana con un giovane? Mi vengono i brividi solo al pensiero. A suo tempo, Harold e Maude, di Hal Ashby (1971), fece un flop al cinema, anche se poi divenne un cult.

Devo rendere esplicito che é solo un gioco?

One response to “Stagioni per scrivere”

  1. Avatar Ale
    Ale

    La donna anziana, come al donna adulta o l’adolescente, stanno in realtà bene in qualsiasi stagione, dipende da ‘come’, da ‘dove’ e soprattutto ‘perché’ le fanno stare le mani di chi scrive di loro.
    Elizabeth von Arnim, signora di penna e di giardini, descrive tutte le età della donna nei suoi romanzi, inserendole nello scorrere del tempo con ironia e senso della s(S)toria, in modo che l’ambiente naturale, oltre alle ‘stanze della vita’, risulti esso stesso uno dei personaggi attivi della narrazione, con il quale la protagonista spesso condivide un mutuo rapporto di sostegno spirituale e materiale.
    Così in ‘The Enchanted April’, (‘Un incantevole aprile’) o in ‘The Solitary Summer’ (‘Un’estate da sola’) o in ‘Elizabeth and her German Garden’ (‘Il Giardino di Elizabeth’).
    Tutti esempi ben riusciti di come inserire i propri personaggi nel tempo, così come ottimamente riuscito è il film che Anthony Fabian ha diretto (e prodotto) nel 2022, traendolo dal romanzo che hai citato: ‘Mrs Harris goes to Paris’.
    Non ho mai letto nulla di Paul Gallico, ma mi piacerebbe leggere questo libro: nella storia vista sullo schermo ho riscontrato alcuni tratti che mi hanno fatto pensare proprio a von Arnim…
    …comunque, è vero, l’autunno si addice al capello grigio (al netto delle tinture a base metallica), vedi Judith Dench, Tilda Swinton, Meryl Streep o Helen Mirren, ed è vero che la stagione si addice pure alla rielaborazione dei ricordi, alla loro traduzione in memorie, o alla preparazione del nuovo, quel ‘seme’ di ciò che si potrà fare da (più) grandi, l’inizio di un altro ciclo. E’ così (per me) fin dai tempi dell’asilo.
    A proposito del ‘foliage’, da leggere (vivo consiglio) e ammirare il libro omonimo di Duccio Demetrio.

    L’estate potrebbe anche avere i colori dei mari che non ci aspettiamo, non quelli a ‘sud’ delle vetrine (online oppure offline) delle agenzie di viaggio, ma quelli a nord, che lambiscono le spiagge baltiche o della regione basca, quelli che parlno lingue non indoeuropee…

    Bella l’immagine della primavera freddina e ‘azzurra’: ho sempre amato i primi fiori , quelli di marzo che spesso anticipano a febbraio, le primule e le viole, i crochi, le ginestre, con i blu e i gialli che decretano la vittoria del colore sul terreno ancora brullo e raro d’erba.
    I fiori potrebbero essere i protagonisti di una storia davvero interessante…

    …mentre il tuo incipit invernale mi fa pensare a Shirley Jackson (‘We have always lived in the castle’ ‘Abbiamo sempre vissuto nel castello’), ma anche a ‘Malinverno’, l’onirico romanzo di Domenico Dara.
    Comincerei a scrivere da qui, dalla stagione che inizierà fra venti giorni.

    Anche se è solo un gioco, io ci ho visto già tre o quattro vie per un racconto … o un sceneggiatura!

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