Credo che potremmo provare a lavorare su quello di cui abbiamo bisogno: modelli di mascolinitá positive. Altrimenti, cosa possiamo fare, ritirarci, uomini e donne, in due mondi separati?
Succede che gli uomini siano gelosi, estremamente gelosi, il loro essere é confuso con il possesso di una donna che non li vuole piú, o che non li ha mai voluti.
Sono uomini che non si hanno, che non hanno se stessi, una soggettivitá cosí piccolina, vaga, che si attacca, parassita, a una compagna, o a un modello di donna. Quando sono con lei, non voglino lei, ma quell’immagine di se-stessi-in-coppia che ci hanno attaccato sopra.
Sono uomini che non sanno cosa sono, e cosí non sanno cosa essere. Non hanno una passione, una speranza, una spiritualitá autentica, perché nel loro io diminuito non c’é spazio, non ci cresce niente, niente da far fiorire, niente da condividere.

C’é da construire questi uomini, da inventarli, da ricercare un ponte fra l’omosessualitá maschile, le identitá di frontiera, ed essere un uomo etero che non sia. Che non sia: autoritario, patriarcale, cavernicolo, violento, sudicio, aprossimativo, maleducato, calcio, F1, ansia per sorpassare perfino con il carrello al supermercato. Quello. Lo conosciamo. Un uomo etero puó e deve essere altro, ha da imparare dalla mascolinitá omosessuale e trans senza averne paura, perché loro hanno cominciato prima a cercare il cambio, a pensarsi fuori dal patriarcato.

Fra le qualitá del momento, dovremmo smettere di credere che “competitivo” sia un pregio, basta ricercare quella che chiamano “eccellenza” in base al confronto con altri. (Si é detto che Filippo aveva un problema con il fatto che lei si laureasse prima).
Alcune idee del lavoro che ci aspetta. Ma intanto, 25 novembre, Giulia non torna.

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