Il gatto (scusa Chet se mi riferisco a te con questa espressione generica, “il gatto”, come se tu lo fossi, invece di essere il fiammante, biondo, unico Chet!) sale sulla stampante e con le zampe trova un bottone, a me sconosciuto, per fare una prova di stampa.
Uno, due, tre fogli, che saranno riciclati, ma che dispiacere per la polpa dell’albero sacrificato all’errore. Accuratamente chiudo ogni finestra, spengo l’apparecchio: non sarebne Chet il primo gatto a comprare in Amazon.

Poi si é messo a dormire.
Penso che quello che mi lega a lui é cosí forte e cosí fragile che non si puó esprimere in parole: la cura reciproca, la sensazione, reciproca anche quella, della fame o del dolore, e le maniere diverse che abbiamo, umani e felini, di correre in aiuto.
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