
Sono andata direttamente a casa di Rita e, dopo aver fatto una doccia e aver indossato una sua vecchia tuta sopra la biancheria sudata, sul divano, con una bottiglia di vodka ghiacciata sul sopracciglio, che a volte scendeva fino al bicchiere, ho cominciato a raccontarle tutto. La sua gatta bianca si era sistemata sopra di me.
Nel percheggio, mentre la figlia piangeva e si lamentava sommessamente, la madre mi salutava lanciando un’ altima minaccia.
-Signora,- ho chiarito toccandomi la fronte- guardi che é stata sua figlia quella che mi ha aggredita. Ma gli avvocati sanno come intimidirti senza averne l’aria, in maniera preventiva.
Secondo la figlia, Michele l’aveva lasciata per me, e io a dirle che il nostro non era stato un grande amore, che volevo solo un indirizzo, che non avevo, per rimandargli i maglioni e le ciabatte. Faceva giá buio e sotto il lampione il suo zigomo mostrava la cicatrice.
-E’ stato Michele? Le avevo chiesto, non so perché.
Mi aveva guardato con orrore; aveva detto che Michele non era quel tipo d’uomo, piuttosto quella bestia del suo ex marito, che l’aveva spinta e lei aveva battuto la faccia. Era stato cosí che aveva conosciuto Michele, un intervento ricostruttivo, poi, giá che c’era, un ritocchino. Aveva affermato di star guarendo. Ottimista! Per me, meglio sarebbe stato cercare rimedio da un altro chirurgo estetico.
E’ stato solo cuando le due donne si sono girate per salire in macchina che l’ illuminazione del parcheggio é caduta sulla grande borsa della madre; impossibile confondersi. Anch’io mi sono illuminata, perché l’avevo giá vista, nella clinica, poco tempo prima della scomparsa di Michele. Non lo cercavo mai al lavoro, ma quel giorno avevo bisogno di alcune siringhe usa e getta che, senza l’ago, sarebbero servite per medicare il gatto di Rita. Mi aveva detto che ne aveva. Era ora di pranzo, sono entrata nel primo ambulatorio, che aveva la porta socchiusa, Michele era lí, di spalle, e c’era, sulla sedia, quell’accessorio cosí singolare; dal bagno venivano dei rumori, e ho pensato naturalmente a una paziente.
Avevano la portiera ancora aperta quando ho gridato:
-Chiedilo a tua madre dov’é Michele!
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