invecchiare é interessante. É una tematica di cui sono ridotta a parlare spesso. nel mio libro, “Crónicas posteriores a la primera pandemia“, in cui Emma, la protagonista, ha piú di novant’anni, vissuti nel modo piú turbolento e pericoloso. Non é sposata e non ha figli, ma intorno a lei c’é un gruppo di persone giovani. Sono tutti superstiti degli avvenimenti che hanno flagellato la Terra dopo la prima pandemia, e che l’hanno ridotta a uno spazio semivuoto di vita umana, forse condannato all’ epilogo definitivo.
Emma é un faro, cioé contiene in sé parte della conoscenza del mondo: non é l’unica che compie questa funzione, ma lei é specializzata nel passato. In lei, ma anche in memorie digitali, vivono fotografie, storie, avvenimenti, riferimenti e segreti. La differenza con la documentazione digitale é che Emma vive le storie non in maniera isolata, come una lista di entrate. In lei, tutti gli eventi sono cuciti insieme in una specie di immenso film che rivive, soffre, annusa, in un primo momento senza saper governare quella valanga di informazioni. Emma é anche un simbionte che non morirá mai del tutto, ma lascerá la sua memoria, chissá la sua anima, a una bambina che ne continuerá l’ereditá.
A quasi cent’anni, visto che siamo umani, cosí strani e imprevedibili, Emma si innamora di un altro faro come lei, e quello che succederá a partire da quest’amore, apparentemente condiviso in un primo momento, rischia non solo di amareggiare gli ultimi momenti della vita di Emma, che si sente tradita, ma di avere conseguenze per la salvezza della Terra, minacciata da eventi estremi.

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